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Rivisitazione del film di animazione 'Alice nel
paese delle meraviglie', il classico Disney per tutta la
famiglia stavolta dal punto di vista di Tim Burton, paladino del
cinema gotico. Alice (Mia Wasikowska), più grandicella rispetto
alla versione animata del 1951, si trova ad un noioso party coi
parenti e conoscenti snob nel periodo della Londra vittoriana, e
la sua immaginazione la porta a seguire il bianconiglio, cadendo
nella sua tana. Finirà così nel paese delle meraviglie, da lei
già visitato in sogno 10 anni prima, conoscendo i personaggi del
cartone animato. Grazie anche al cappellaio matto e allo Stregatto, aiuterà
la popolazione del paese delle meraviglie nella rivolta contro la perfida regina di
cuori, tiranno di quelle terre.
L'aspettativa per l'Alice in Wonderland di Tim
Burton era tanta: il genio del gotico, autore di altri successi
come la sposa cadavere, 9, Batman Forever
per citarne alcuni, avrebbe avuto nella sceneggiatura del paese
delle meraviglie pane per i suoi denti, riproponendoci nella
consueta chiave dark-gotica, con sfumature ironiche e tratti più
cupi, onirici, i personaggi e gli scenari in cui Alice si muove.
Come da aspettativa, gli scenari sono colorati, inquietanti e
fantasiosi. Troviamo animati digitalmente lo Stregatto, il
bianconiglio, topine furiose e conigli schizzati, le guardie
della regina rossa sono le solite carte da gioco armate di
lunghe lance, tutti ben realizzati. Tuttavia
manca la vera impronta del regista, che viene in qualche modo
soffocata da una atmosfera piuttosto ingenua e vacua, con alcune
scene debolmente sottolineate anche per via della mancanza di
una colonna sonora importante, senza riuscire quindi ad evocare
particolari emozioni, metafore o sensazioni più profonde di
quanto faceva il cartone animato. Il film risulta piatto, con
personaggi non degnamente caratterizzati, ad eccezione forse
della regina di cuori, unico personaggio che spicca nella
massa stravagante. Anche stavolta come per 'la sposa cadavere' o
'la fabbrica di cioccolato' il ruolo di
personaggio eccentrico al centro della scena viene affidato a
Johnny Depp, la cui performance però è ridimensionata da una
carenza nei dialoghi e da un balletto piuttosto ridicolo che
compie verso la fine del film.
Certo il film non è brutto, ma manca quel
qualcosa che avrebbe potuto conferirgli uno spessore maggiore,
come ci si poteva attendere. Forse il fatto che il film sia
prodotto da Disney ha calato le atmosfere più suggestive di cui
Burton è capace per un maggior buonismo e perbenismo tipico dei
film Disney. Anche il 3D, aggiunto in post-produzione, non è
particolarmente influente e non risulta rilevante per apprezzare
meglio la visione.
Voto del Recensore (da 1 a 10): 7 |