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Don Johnston: no, non Don Johnson di Miami Vice. È
buffo confondere un casanova con qualcun altro e vederlo
riaffermare la propria identità ad ogni nuova presentazione,
proprio lui: Narciso che si è fatto notare da molte donne. È buffo
il viso volutamente inespressivo di Bill Murray: impassibile tanto
mentre ascolta musica lirica italiana, quanto mentre ascolta
musica etiope. Nulla sembra smuovere in lui una qualche emozione:
l'arredamento minimale della sua casa è specchio dell'arredamento
minimale del suo volto.
Ma come un Siddartha apatico o un mistico indotto, Don/Bill
intraprende un viaggio alla ricerca di una sua possibile
diramazione: un figlio quasi ventenne che una delle molte ex gli
annuncia partito alla ricerca -al contrario- delle sue radici.
Alberi che non sappiamo neanche se realmente uniti, se reali o
solo frutto della mente di un appassionato di romanzi gialli di
nome Wilson: ammogliato, affigliato, sempre on-line nonostante non
lavori con il computer come il nostro speculare Don. Qualcuno
cerca ciò da cui viene, qualcuno cerca ciò che ha prodotto. Ma
qualcuno ci crede in questa ricerca? Certo non la dea Fortuna,
forse Serendipity, dea delle cianfrusaglie incomprensibili:
un'adolescente nuda, una macchina da scrivere rosa, un quadro di
fiori ancora rosa, un gatto parlante. È questo l'esercito di Don,
esercito che danza al ritmo di una melodia strumentale venuta da
Oriente su di un cd masterizzato. Papapa-tarata-tarata-taratata:
pa, pa, pa, pa. Tasselli di un puzzle che non necessariamente
prevedono un disegno finale.
Don Johnston guida la sua macchina: la cambia? È sempre la stessa?
Potrebbe. Potrebbe non. Sembra che percorra tutti gli Stati Uniti,
sembra che sia sempre sulla stessa strada: impassibile, sempre
uguale. E mentre per lo spettatore la melodia venuta da Oriente su
di un cd masterizzato comincia a divenir famigliare, nuovi
ciarpami senza senso si amalgamano nell'itinerario indefinito.
Cominciamo a distinguere sul volto di Don/Bill qualche simbolo:
un'alzata di sopracciglio potrebbe voler dire sì, un labbro
inferiore ritratto all'interno della bocca potrebbe voler dire no.
Ma potremmo anche sbagliarci. O forse potremmo avere perfettamente
ragione.
La ciliegina sulla torta offertaci dalla dea del film o da
Jarmusch è il vero figlio di Murray nell'ultima scena del film:
muto, impassibile, passa di scorcio a bordo di un vecchio
Volkswagen mentre Don/Bill, pedina bloccata, viene aggredito da
riprese da troppe angolazioni diverse. È la danza dell'esercito di
Don, viene da Oriente su di un cd masterizzato, non porta a un
luogo preciso.
Recensione di Amarilli Novel
Voto del Recensore (da 1 a 10): 8 |