Scheda del film e recensione

Brüno

 

Genere: Commedia

Anno: 2009

Regia:  Larry Charles

Durata:  83'

Cast:  Sacha Baron Cohen, Gustaf Hammarsten, Clifford Bañagale, Chibundu Orukwowu, Chigozie Orukwowu, Trishelle Cannatella, Candice Cunningham, Todd Christian Hunter, Bono, Ben Youcef, Elton John, Sandra Seeling, Emerson Brooks, David Hill, Alice Evans, Alexander von Roon

Sito Ufficiale:  www.brunoredhot.com

Voto Medio:   Voti Totali: 0

Recensione/trama film:

Brüno, austriaco giornalista gay, decide di sfondare nel mondo della moda, del fashion e della fama, a tutti i costi. Dall'Austria girerà il mondo, fino a Los Angeles, in cerca di notorietà, assieme al fedele assistente dell'assistente, Lutz.

Dopo il successo di Borat, torna Sacha Baron Cohen con un film decisamente poco convenzionale e politically un-correct. A colpi di candid camera, realizzate con maestria dal poliedrico attore, il film trova il modo di trattare tematiche attuali e scottanti, andando contro pregiudizi comuni, infrangendo ogni morale e ogni inibizione. Al centro delle varie candid troviamo temi quali il razzismo, le coppie omosessuali, il conflitto in Palestina e le falsità del mondo del cinema. Inutile dire che il protagonista Bruno ne combinerà di tutti i colori, mettendo in incredibile imbarazzo tutti gli interlocutori che capiteranno lungo il suo cammino, uomini politici, attori, famosi e non, rendendo difficile distinguere dove finisca la candid camera e dove inizi la recitazione; tuttavia, a differenza del precedente film, qui l'ironia è sorretta soltanto grazie all'abilità del protagonista; le situazioni finiscono per diventare di un volgare ripetitivo, con battute a sfondo anale, membri maschili dondolanti a pieno schermo e battutine di natura sessuale con accento tedesco e dall'inconfondibile impronta effemminata. Moltissime le situazioni in cui si troverà catapultato il leopardato Bruno: dallo scambio di coppia, al matrimonio, al colloquio per diventare attore, alla battuta di caccia, al dialogo col pastore, all'arruolamento nella guardia civile americana. In tutti i casi le sue pronte battute e l'atmosfera demenziale finiscono per lasciare a bocca aperta le vittime della candid, fornendoci uno spaccato incredibilmente realista delle persone riprese nel più completo 'essere naturali', nei loro pregiudizi, ipocrisie e comportamenti. Tutto ciò è però solo flebilmente collegato nel costruire una trama artificiosa, atta solo a fare scena: si ride, inevitabilmente, e si rabbrividisce di disgusto di fronte alla sfrontatezza di molte scenette, ma manca quella profondità e quel tocco in più che era presente in Borat.

 

La frase:

"...sarei diventato la più grande superstar austriaca, dopo Hitler."

 

Voto del Recensore (da 1 a 10): 6/7

 

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