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Una enorme nave aliena sosta immobile sui cieli
di Johannesburg. Le autorità entrano all'interno e trovano
numerosi alieni, che vengono relegati in una sorta di
baraccopoli sottostante la nave, il distretto 9, una sorta di
campo di concentramento. Qui vivono per oltre 20 anni, quando la
convivenza con la popolazione umana diventa difficoltosa e verrà
la necessità di trasferire la popolazione aliena, più di un
milione di individui, in una zona a 200 km. L'incarico sarà
affidato a Wikus Van De Merwe, burocrate impacciato del
dipartimento degli affari alieni. Ma qualcosa va storto e
durante l'esproprio Wikus viene contagiato, correndo il rischio
di diventare a sua volta un alieno.
Originale, a tratti vagamente demenziale, a
tratti drammatico e carico di significati più profondi di quanto
non si direbbe inizialmente, così ci si presenta questo District 9.
E questo lo si nota già dagli
esordi del film, in cui si annuncia, con il metodo della finta telecronaca televisiva
(già utilizzato con successo per altri film),
che una enorme nave aliena sosta in cielo, ma non nello spazio
aereo di una classica città americana, come il genere alla Indipendence Day vorrebbe, bensì nella sudafricana Johannesburg,
città in cui il melting pot razziale ha già avuto il suo corso
negli anni passati più che in molte altre città mondiali, e che
ora si appresta a vedere mischiate le razze umane con quelle
aliene. Questi ultimi, alti più di due metri, dalle sembianze di
locuste, aggressivi e affamati di spazzatura, vengono relegati
in baracche, prigionieri di una burocrazia stupida quanto avida
di interessi. Oltre ad essere la mira di scienziati e burocrati,
gli alieni devono fare i conti anche con la criminalità e il
mercato clandestino di bande sudafricane, che trafficano in cibo
(si scopre che gli alieni sono ghiotti di cibo per gatti) ed
armi.
Van De Merwe in tutto questo è solo un onesto
burocrate, che non brilla certo per intelligenza, schiavo della
stessa burocrazia che assoggetta gli alieni; e come loro, quando
inizieranno le sue mutazioni, sarà trattato alla stregua di una
cavia, per esperimenti volti all'utilizzo delle armi aliene,
impossibili da usare per gli uomini normali.
Critica sottile e sarcastica quella di District
9, alla crudeltà e ignoranza umane nei confronti di chi, in un
modo o nell'altro, è "diverso", ed alle fitte ipocrisie
che si celano dietro i molteplici interessi senza scrupoli,
tanto che alla fine viene da chiedersi chi siano realmente i
mostri. Scene splatter accompagnate da azione frenetica, grazie
all'uso di inquadrature in stile cameraman d'assalto e report
giornalistici, si uniscono alle finali e spettacolari scene con
robottoni fantascientifici (forse un vago rimando ad Alien 2?)
perfettamente incarniti nella scenografia dagli ottimi effetti
speciali, col risultato di un film dal ritmo sostenuto e mai
banale, provocatorio ed irriverente.
Voto del Recensore (da 1 a 10): 9 |