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Il piccolo Hugo Cabret (Asa Butterfield), rimasto
orfano, deve seguire lo zio alla stazione ferroviaria di Parigi,
dove l'uomo si occupa della manutenzione degli orologi. Il
piccolo deve risolvere un mistero, lasciatogli in pegno dal
padre, e che si cela dietro ad un complicato meccanismo nascosto
in un automa.
Hugo Cabret si presenta con tinte e toni fantastici
da film per bambini, ma si rivolge ad un pubblico ben più ampio.
La storia del bambino che vive nella stazione durante gli anni
'30 è da un lato la storia del piccolo orfano che, attraverso
una vicenda avventurosa e fantastica riesce a trovare alla fine
una famiglia che gli vuole di nuovo bene; dall'altro lato è un
viaggio agli albori nel mondo del cinema, che Scorsese ci
presenta nei suoi iniziali tentativi, successi ed insuccessi, di
quando era ancora muto, della prima proiezione del treno in
arrivo alla stazione, che fece spaventare gli spettatori, dei
primi tentativi di colorare le pellicole. Grazie al ruolo di
Meliés (un ottimo Ben Kingsley), il giocattolaio con una storia
misteriosa alle spalle, Scorsese crea quindi questo omaggio al
cinema, quasi un gesto d'amore verso quel mondo che è divenuto
la sua vita, e ci miscela una storia che vuole essere
intrigante, sul funzionamento dell'automa che nasconde un
messaggio, o un segreto, lasciato dal padre (Jude Law) al
piccolo Hugo prima di morire.
La fotografia e gli effetti speciali ben ricreano
le atmosfere d'epoca, anche corredato del 3D, assolutamente non
necessario per questo tipo di pellicola. Tonalità mantenute in
un adatto clima tra il sognante e il fantastico, con smussature
di comicità donate soprattutto dal buffo ispettore della
stazione (Sacha Baron Cohen), e senza cadere in facili
sentimentalismi o drammi.
Voto del Recensore (da 1 a 10): 8 |