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Chi vi scrive nutre una certa passione per i film
che trattano di vicende cavalleresche, dove il medievale si
mischia a miti, leggende e magia. Quindi l'interesse per il ben
promettente 'In the name of the king' non poteva essere poco. Il
film narra del pacifico Fattore (Jason Statham), che vive con la
moglie Solana (Claire Forlani) e il figlioletto coltivando
onestamente i suoi campi, fino a quando le loro terre vengono
invase da mostri, i Krug, guidati dalla mano di un malvagio
stregone, Gallian. Per liberare i propri cari, catturati per
essere usati come schiavi dai Krug, il Fattore dovrà prendere le
armi e lottare, iniziando una avventura in cui si scontrerà
anche contro il nipote del re, bramoso di ottenere la corona e
pedina nelle mani di Gallian.
Appare evidente, durante la visione, l'impronta
del Signore degli Anelli, ormai pietra di paragone per qualsiasi
film che mischi il fantastico alle armature. L'analogia tra i
Krug e gli orchetti è evidente tanto nel trucco di scena quanto
nelle movenze e nelle finalità di trama; alcune riprese, come la
ripresa aerea sui monti nei pressi del palazzo di Gallian,
oppure le ninfe/amazzoni del bosco, ci ricordano la trilogia
tolkeniana, tanto che in alcuni punti non avrebbe stonato
sentire in sottofondo la colonna sonora della compagnia
dell'anello; in più troviamo elementi propri della saga di re
Artù, quali il re giusto e saggio, che ha un consigliere mago,
che a sua volta ha una figlia dotata di poteri magici (che fan
ricordare Merlino e Morgana). Il risultato di questa miscela
fantasy un po' forzata comunque non è malvagio, seppur non
garantendoci la profondità stilistica e di dialoghi dei citati
film, e chiudendo un occhio di fronte a certe ingenuità di
trama. Il film ci propone molte scene d'azione ben girate,
scontri all'ultimo sangue tra l'esercito del re e i mostri/orchetti,
fortezze ricreate da ottimi effetti digitali e scontri fra
maghi, riproponendoci la classica lotta tra il bene e il male,
che è fine a sè stesso, con vittoria del giusto e dell'onesto.
Il top non è raggiunto per via di una certa legnosità della
trama, discorsi che vogliono partire altisonanti ma terminano
troppo bruscamente (come il finale, chiuso un po' troppo di
colpo), musiche di sottofondo in alcuni punti decisamente
stonate, situazioni di comicità ridicola evitabili (il nipote
del re con la sua malvagità forzata e le sue ridicole gag) e
altre piccolezze che nel complesso possono anche passare in
secondo piano ad un occhio non avvezzo al genere.
Voto del Recensore (da 1 a 10): 7/8 |