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Nell'ultima pagina del libro "Io sono leggenda",dal
quale è stato tratto l'omonimo film, Richard Matheson (padre
dell'opera) fa pronunciare al protagonista Robert Neville, queste
parole :"Ora sono io l'anormale. La normalità è un concetto di
maggioranza, la norma di molti e non la norma di UNO SOLO" .
New York 2012, il film si apre con la voce fuori campo di un
notiziario, che vede, come ospite, una sempre più parsimoniosa
Emma Thompson rispondere con poca convinzione alle domande della
giornalista, anticipando per pochi secondi la verità delle sue
angosce e ciò che sarà. In soli tre anni la GRANDE MELA, mai stata
cosi grande e desolante, verrà devastata, come il resto del mondo,
da un virus letale. L'unico UOMO rimasto è Robert Neville,
insieme alla sua fidatissima amica a quattro zampe di nome Sam,
sua compagna di avventure, che tratta ed educa come una figlia.
"Niente è andato come doveva andare". La sua vita, se ancora si
può chiamare così, è scandita dal tempo , da un orologio da polso
che ritmicamente, martella i coprifuoco. Un uomo ed un cane
costretti a vivere di giorno e "sparire" la notte barricandosi
nella loro dimora bunker. Robert e Sam sono i padroni
incontrastati del mattino e della città di giorno, di un giorno
che non basta mai, e di una notte sempre più lunga dove albergano
ricordi sottoforma di sogni e sottofondi di urla stridenti,
tangibile presenza del popolo notturno.
Robert ,tuttavia, cerca di vivere una vita apparentemente normale,
una normalità che attanaglia l'anima e che mette alla luce la
tristezza e la solitudine inaudita del personaggio, ormai
costretto a dialogare con dei manichini, rimasti uniche
silhouette antropomorfe, istaura con loro un rapporto di amicizia
e di protezione, pur di pronunciare qualche parola al giorno,
elemento distintivo dell'ESSERE UOMO, che riesce ancora ad
emozionarsi. Ogni giorno guarda il notiziario, registrato anni
prima, mantenendo così la routine di un tempo, ormai perduto.
Affitta dvd e cd musicali a rotazione, pur conoscendoli a
menadito, un modo come un altro per essere più umano. Ma la sua
voglia di vivere è dettata dalla speranza, dalla ricerca di un
RIMEDIO, un antidoto, che possa portare tutto com'era prima, prima
che fosse distrutto dall'uomo. La tecnologia non sempre porta al
miglioramento.
Francis Lawrence, reduce dal suo esordio con il film "Constantine"
(2004),come regista di lungometraggi, mette in scena un uomo solo,
un uomo che ogni mattina gira la città, perlustrando zone che
ancora erano rimaste ignote, segnandole su una cartina al suo
passaggio, un uomo che invia messaggi radio nella speranza che ci
sia ancora qualcuno che possa sentirlo, recandosi ogni giorno
"quando il sole è alto nel cielo" su un molo punto di incontro per
i superstiti, semmai ne sia rimasto ancora qualcuno, un uomo che
si lancia in corse sfrenate(alla "Fast and Furious" )con la sua
lucente auto rossa, che spicca nelle riprese a piombo, delle
panoramiche deserte della città grigio-seppia realizzata da Naomi
Shohan (scenografa dello stesso "Constantine") , un uomo che pur
disponendo di tutta la città non riesce a sentirsi libero e vivo.
È l'apparente tranquillità cittadina che ci angoscia, il sapere di
non essere soli e nonostante tutto di non vedere nessuno. "La
paura sta nel non-vedere, nel non-sentire". Le scene sono
coinvolgenti, incalzanti, accompagnate dalle musiche apocalittiche
di James Newton Howard, ogni piccolo o grande rumore provoca un
eco sussultorio, l'adrenalina sale, nel passo felpato, nello
sguardo investigativo del personaggio, nelle scene cupe, dove
nell'oscurità balugina la sola luce del fucile. Tutto quello che
può sembrare sicuro, non lo è, anche la casa, unica fortezza del
personaggio, diventerà cartapesta in mano al popolo della notte.
Non bisogna mai sottovalutare l'ALTRO, la sua ferocia
intelligenza e la sua pestilente irrazionalità.
Will Smith è straordinario nella sua individualità, la sola
presenza riempie le scene "vuote", senza far pesare l'assenza di
altri essere umani, lui è uno e tutto allo stesso tempo. La sua
singolarità inoltre porta ad un ulteriore rapporto identificativo
da parte del pubblico che, attraverso le innumerevoli soggettive ,
vede con i suoi occhi e vive con lui. Siamo suoi compagni silenti,
tifiamo con trasporto per lui, affinché non "inciampi in errori".
Ogni sua debolezza può segnare la sua fine. Una fine che lascia
l'amaro in bocca, unica nota stonata di tutto il film, ma unico
espediente che renderà Robert Neville un uomo che sarà leggenda.
L'ultimo uomo sulla terra non è solo, ma esistono ancora le
"farfalle", messaggere, che non hanno paura della luce del
mattino.
Il silenzio è suo amico, l'uomo deve solo saperlo ASCOLTARE.
Recensione di Lorenza Rallo
Voto del Recensore (da 1 a 10): 7 |