|
Il lavoro di Ryan Bingham (George Clooney) è
alquanto particolare: l'uomo è perennemente in viaggio da una
città all'altra degli Stati Uniti, recandosi presso aziende dove
licenzia i dipendenti per conto della ditta. In volo per la
maggior parte dei giorni dell'anno, sempre in compagnia solo del
suo trolley, Ryan finisce con il vivere un'esistenza solitaria,
fatta di tappe in aeroporto, notti in alberghi, drink in bar con
casuali conoscenze, interrotti da conferenze sull'arte di esser
soli e dal suo obiettivo di raggiungere i 10 milioni di
chilometri di viaggio in aereo, per ottenere la esclusiva carta
che prima era stata raggiunta solo da altre 6 persone. La
routine, in cui l'uomo si trova perfettamente a proprio agio,
viene interrotta dall'arrivo nella sua azienda di una giovane
psicologa, che propone un piano di ottimizzazione delle risorse:
un piano per licenziare via terminale, comodamente seduti nella
azienda. Questa prospettiva, drammatica per Ryan abituato a
vivere tra le nuvole, lo vedrà confrontarsi con quello che
l'uomo aveva sempre cercato di evitare: mettere radici, una casa
e relazioni più stabili.
Il particolare lavoro con cui Clooney accompagna
nel limbo della disperazione i neo-disoccupati è certamente
attuale, in tempi di crisi, e la pellicola disegna un quadro
quasi documentaristico, o di denuncia, verso l'attuale
situazione economica. Il film inoltre riesce a disegnare la vita
di una persona, del tutto particolare e fuori dal comune per
pensiero e mentalità, rendendola una metafora per ciò che di
importante può essere il tempo, la vita, le relazioni con le
persone care, ciò che è vero e ciò che può esser lasciato a
'bruciare' in una valigia, come è l'esempio che il protagonista
tiene nelle sue conferenze. Perchè per sentirsi veramente liberi
è necessario distaccarsi dagli oggetti materiali che ci
circondano, dalle relazioni spesso soffocanti con gli altri,
perchè alla fine dei conti non siamo che soli: questo è ciò che
inizialmente pensa Ryan, con una buone dose di cinismo. Il
percorso di maturazione interiore che lo vede affrontare poco a
poco gli ostacoli e far cedere le barriere che si è creato fra
sè e gli altri sono accompagnati dalla conoscenza di una donna
uguale a lui per carattere e pensiero; questa relazione
comincerà a farlo uscire dai binari che si era imposto,
iniziando a pensare a cosa può significare la vita a due, e il
suo equilibrio tanto difeso fino a quel momento vacilla. Reitman
(regista di altri piccoli grandi successi come
Juno o Thank You for smoking) affronta
questo difficile tema in modo brillante, con ironia e
malinconia, presentandoci momenti divertenti, momenti più tristi
e soprattutto facendo riflettere profondamente, entrando nella
psiche dei personaggi e proiettandosi nella realtà quotidiana di
ognuno di noi. Estremamente godibile fino alla fine, con
dialoghi finemente studiati e ricchi, un cast eccezionale
(ottima anche Vera Farmiga nel ruolo della giovane e dolce
psicologa) ed una trama mai banale nè scontata: basta poco per
accorgersi di trovarsi di fronte ad un film fuori dal comune, un
piccolo capolavoro di grande cinema per chi non cerca solo un
semplice intrattenimento divertente, ma un'opera perfetta sotto
tutti i punti di vista, capace di emozionare, commuovere e far
riflettere.
Voto del Recensore (da 1 a 10): 9 |