Scheda del film e recensione

Videocracy - Basta apparire

 

Genere: Documentario

Anno: 2009

Regia:  Erik Gandini

Durata:  85'

Voto Medio:   Voti Totali: 2

Recensione/trama film:

Erik Gandini, regista svedese nato in Italia ma trapiantato all'estero, torna nel suo paese natale per realizzare uno spaccato di quella che è la situazione politico-televisiva italiana. Frutto di un esperimento multimediale che da più di 30 anni continua ad entrare nelle nostre case, la tv commerciale di Berlusconi viene disegnata come la stessa visione della vita del premier, di quelli che sono i suoi sogni, i suoi desideri più profondi, 'di come è la sua vera personalità'. Un uomo spontaneo, sempre col sorriso sulle labbra, ma dovuto alla sua continua ricerca di divertimento, di godersi la vita appieno. Quindi abbiamo veline, schedine, tette e culi che sballonzolano sullo schermo, stacchetti di ragazze seminude 'perchè fanno più audience'. Una tv fatta di sorrisi, di bellissimi, di gente inarrivabile, abbagliante e fatta di valori (se così possiamo definirli) quali il primeggiare, l'apparire, l'essere qualcuno a tutti i costi e per qualche motivo, e anche solo per un istante avere fama e notorietà. La creazione di falsi idoli, poco morali e molto materialisti, non è tutto però, dice Gandini. C'è ben di più, che si può soltanto capire scavando a fondo nei meandri degli studi del 'potere' mediatico. C'è una volontà, sottile quanto trasparente, quasi indecifrabile, di plasmare la mente delle persone, di indirizzarne le aspirazioni, gli obiettivi e, perchè no, le idee politiche. Ecco quindi il grande fratello che viene fatto chiudere in anticipo, perchè su un altro canale dopo poco inizia un discorso politico del premier Sbarusloni. Ecco gli inni televisivi 'Meno male che Silvio c'è', talmente ridicoli da non parere veri, una sorta di cantilena ipnotica che fa leva sulla massa di popolazione che non ha altra prospettiva, nella vita, che essere operaio per sempre, condannato a dividere la casa con la mamma, e con l'aspirazione massima di essere un idolo a metà strada fra Vandamme e Ricky Martin. Perchè essere in tv rende immortali, e dà popolarità, fama, soldi. Ma oltre questo c'è altro, c'e la salita al potere politico, il passaggio di fatto da 3 a 6 televisioni nazionali che raccolgono più dell'80% del volume di ascolto. C'è lo strapotere anche per quanto riguarda giornali ed editoria (non a caso anche Mondadori è di proprietà di Berlusconi), un vero monopolio dell'informazione che si riassume nel noioso quanto comunista concetto del conflitto d'interessi, di chi sfrutta tale monopolio per arrivare alto in politica, e fare leggi a suo esclusivo interesse per risultare impunibile. E a tal proposito ci sono le contestazioni che già conosciamo, i fischi del parlamento europeo intero al discorso del premier.

Troviamo in Videocracy anche altri protagonisti, a noi ben noti, come Lele Mora; pacioccoso e infilato in una specie di pigiama bianco da santone, il Mora, amicone del premier, ha potere di trasformare una persona sconosciuta in una star, se ne vede 'potenzialità'...ma il ritratto del talent scout di Mediaset, a parte un indegno momento in cui mostra una suoneria nazi-fascista sul cellulare, pare quasi di un candore infantile, incapace di dolere (d'altra parte, glielo ha detto la mamma di non far mai del male e non avere mai paura).

Lo segue a ruota un altro personaggio multimediale, Fabrizio Corona, ex discepolo del maestro Mora. L'Al Capone dei paparazzi, che ruba ai ricchi per dare a sè stesso, scattando ai vip di turno delle foto compromettenti per poi rivendergliele. In qualsiasi paese normale sarebbe visto come ricatto. Passa solo 80 giorni in carcere, dopo di che, sfruttando lo specchio deforme della televisione a suo vantaggio, diviene un eroe, un famoso, uno di quelli che lui stesso prima inseguiva e detestava, ricco oltre ogni immaginazione.

Il documentario, con uno stile accattivante e buon ritmo, fornisce tuttavia poche informazioni davvero 'scottanti' o esclusive (come i trailer mostravano) o non già note per un pubblico italiano capace di intendere e di volere; inoltre ci basta praticamente accendere la tv per essere inondati dal falso brillore della televisione commerciale e rendercene conto. Videocracy si sofferma maggiormente sulla pochezza della nostra tv, e meno sugli aspetti politici. Per questo la sfilza di meteorine, calciatori, serate in discoteca in vago stile Lucignolo potrebbero far venire i conati a chi, di tutto questo, ne ha già abbastanza. Uniamoci poi la ulteriore pubblicità gratuita che si fa per Lele Mora e Fabrizio Corona (di cui si vedrà pure un nudo integrale, per la 'gioia' di grandi e piccini). Verrebbe da chiedersi infatti perchè Mora e Corona abbiano altrimenti accettato di comparire nel documentario e di essere intervistati.

Forse un film maggiormente indirizzato al pubblico straniero, che si farà beffe di una Italia al 70° posto mondiale per quanto riguarda la libertà di stampa, ma chissà che non apra gli occhi anche a molti qui in Italia. Tuttavia il documentario, purtroppo, non verrà mai mandato in onda dalle televisioni italiane, e il motivo è banalmente ovvio.

 

Voto del Recensore (da 1 a 10): 7

 

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